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La scuola non e' al centro dell'agenda politica

  pubblicata il 23/09/2019

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La scuola non è al centro dell'agenda politica

intervista di Carmine Alboretti a Paolino Marotta

 

“Education at a glance 2019”, la pubblicazione annuale dell’Ocse che analizza i sistemi di istruzione dei Paesi membri e di altri Stati partner, non è stata molto tenera verso l’Italia, fanalino di coda in molti dei campi di indagine. Tra i punti critici il costante stato di sotto-finanziamento del Sistema di istruzione. Ne abbiamo parlato con il professor Paolino Marotta, presidente dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici Presidente, come mai il mondo della scuola, stando almeno ai dati, non rappresenta una priorità dell’agenda politica?

“I governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio non sono riusciti ad implementare concrete politiche di rilancio del sistema nazionale di istruzione e formazione. Le rilevazioni degli istituti di valutazione continuano a segnalare criticità ormai cronicizzate, come le forti variabilità territoriali negli esiti di apprendimento degli alunni e i tassi di dispersione che risultano tra i più alti in Europa: un trend che penalizza soprattutto il Mezzogiorno e condanna alcune fasce di popolazione all’emarginazione e alla povertà culturale e materiale. Sarebbe auspicabile che la scuola e la formazione fossero messe al centro del processo di sviluppo del Paese, che si investissero maggiori risorse sul sistema della conoscenza per superare gli squilibri interni e, soprattutto, per assicurare a tutti i cittadini pari dignità e pari opportunità secondo i principi della Costituzione”.

Negli ultimi tempi si sono susseguite, a ritmo frenetico, una serie di riforme. Quali misure, a suo giudizio, andrebbero adottate per eliminare il gap a livello internazionale?

“Servirebbero misure di tipo economico per equiparare le retribuzioni del personale alla media europea, in modo da restituire dignità e prestigio a chi lavora nella scuola. Servono inoltre ingenti risorse per garantire la copertura delle decine di migliaia di posti vacanti (docenti, DSGA, amministrativi, collaboratori scolastici), come pure la messa in sicurezza degli edifici, la fornitura di laboratori, arredi e attrezzature. I due miliardi che il Ministro Fioramonti promette di ottenere nella legge di bilancio 2020 rappresentano una somma sicuramente insufficiente rispetto alle necessità sopra richiamate. Ma per eliminare il gap a livello internazionale serve anche una rinnovata impostazione dell’azione didattica che tenga conto della Raccomandazione del Consiglio Europeo del 22 maggio del 2018, relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente. L’Europa chiede ai sistemi educativi degli Stati membri di promuovere e sostenere, tra l’altro, abilità di risoluzione di problemi, pensiero critico, capacità di cooperare e di agire da cittadini responsabili orientati al futuro, creatività, pensiero computazionale, autoregolamentazione”.

C’è chi pensa, anche alla luce dell’alta percentuale dei Neet, che la scuola non prepara in maniera adeguata gli studenti all’ingresso del mondo del lavoro. Cosa fare?

“Il fenomeno dei Neet è in forte crescita e va preso in seria considerazione. Sorprende che oltre due milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni non lavorano, non studiano e non cercano lavoro. Si tratta di una evidente sconfitta del nostro sistema di formazione, ma anche di un’enorme perdita di capitale umano. Il fenomeno dipende in larga parte dal fatto che all’uscita dal sistema formativo molti giovani non hanno maturato quelle abilità, capacità tecniche e soft skills che le imprese richiedono. In altri casi si tratta di giovani con elevata formazione che non trovano posizioni all’altezza delle loro capacità e delle loro aspettative. Per avvicinare il mondo della scuola a quello dell’impresa la legge 107/2015 aveva introdotto le attività di Alternanza Scuola-Lavoro per tutti gli studenti degli ultimi tre anni delle superiori. Questo nella considerazione che lo scambio di esperienze e la comunicazione intergenerazionale possa aiutare gli studenti ad “imparare facendo” all’interno di contesti lavorativi diversi dalle aule scolastiche e favorire l’acquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro. Successivamente la Legge di Bilancio 2019 (L.145/18) ha introdotto una revisione della norma del 2015 operando un taglio del monte-ore obbligatorio e dei finanziamenti. Auspico che il nuovo Governo voglia restituire valore all’Alternanza scuola-lavoro”.

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