ANDIS: AUTONOMIA DIFFERENZIATA, UN PERCORSO DENSO DI INCOGNITE

AUTONOMIA DIFFERENZIATA: UN PERCORSO DENSO DI INCOGNITE

La scuola costituisce da sempre il principale presidio di unità, coesione e inclusione del Paese. La legittima e proficua valorizzazione delle risorse e delle opportunità locali non deve pertanto confliggere con le esigenze di uguaglianza e di pari opportunità, costituzionalmente tutelate, su tutto il territorio nazionale.

Con riferimento al Ddl sulle autonomie differenziate approvato dal Consiglio dei Ministri, l’ANDIS intende preliminarmente rilevare come lo Stato non abbia a tutt’oggi dato compiuta attuazione a quanto previsto nel riformato Titolo V. Manca, infatti una Legge quadro che garantisca l’unitarietà del sistema nazionale di istruzione e non si è data completa attuazione all’autonomia scolastica, anch’essa garantita costituzionalmente.

In tale contesto l’ANDIS ritiene che il processo di decentramento alle Regioni di competenze in materia di istruzione debba prevedere il rispetto prioritario dei seguenti punti:

a. Lo Stato, attraverso l’istruzione e la scuola, deve garantire pari opportunità di successo formativo per tutti gli studenti della nazione.

b. Elemento imprescindibile è la definizione dei Livelli Essenziali di Prestazione (L.E.P), previsti dalla Costituzione.

I L.E.P. sono la garanzia di standard di qualità per tutti, rispetto dei diritti soggettivi degli studenti. La definizione dei L.E.P. non può essere demandata a un più o meno ristretto gruppo di tecnici ministeriali e/o di politici. Deve nascere da un confronto ampio in grado di coinvolgere le forze politiche, sociali e culturali del Paese, senza escludere una rappresentanza della scuola reale, quale possono essere le associazioni professionali. Il raggiungimento delle competenze previste nel profilo in uscita dello studente al termine del I ciclo di istruzione e nel Profilo Educativo, Culturale e Professionale degli studenti al termine del II ciclo, è infatti inevitabilmente connesso all’erogazione di servizi essenziali efficienti (edilizia scolastica, trasporti, tempo scuola, mensa …) in tutte le regioni, per garantire pari opportunità al fine del raggiungimento del successo formativo.

Per avviare il percorso autonomistico non è sufficiente definire i L.E.P. sulla carta, ma ne deve essere assicurata la effettiva praticabilità anche attraverso adeguate risorse.

Nel contempo è necessario costruire sistemi nazionali di monitoraggio e controllo della spesa e di valutazione degli esiti in grado di individuare tempestivamente carenze e necessità di perequazione degli interventi.

c. È necessaria una chiara distinzione di ruoli tra Regioni ed Enti Locali, affinché un mero trasferimento di competenze dallo Stato alle Regioni non si traduca nella sostituzione di un centralismo regionale al centralismo statale.

d. L’istituzione scolastica costituisce e costruisce l’identità nazionale: la definizione dell’eventuale quota di offerta formativa locale deve rimanere nella sfera di competenza delle scuole autonome, sia pure con una specifica attenzione alle proposte degli enti territoriali, onde evitare derive ed ingerenze inopportune da parte delle regioni.

e. Spetta allo Stato la definizione del Livelli Essenziali di Prestazione, la misurazione e la valutazione di criticità e di scostamenti nel loro raggiungimento per la promozione di interventi di redistribuzione a garanzia dell’unitarietà del sistema nazionale di istruzione.

In tal senso i Dirigenti scolastici sono garanti sia della promozione di strategie coerenti per l’attuazione dei piani di studio previsti a livello nazionale, sia dell’autonomia e della responsabilità delle singole istituzioni scolastiche. Tali ragioni impediscono il trasferimento della dipendenza funzionale e gerarchica del dirigente dallo Stato alle Regioni; né è parimenti ipotizzabile, per motivi analoghi di dipendenza funzionale e gerarchica, una diversa collocazione per il personale docente e ATA.

L’ANDIS si impegna ad aprire al suo interno il più ampio confronto sul Ddl Calderoli, in modo da poter offrire al decisore politico e al dibattito nazionale anche le valutazioni e le proposte del mondo della scuola e, in particolare, dei dirigenti scolastici italiani.

IL DIRETTIVO NAZIONALE A. N. DI. S.

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