Intelligenza artificiale, tecnologia e coscienza: l’enciclica di Leone XIV che interroga il nostro tempo

di Mario Di Maio

“La tecnologia può sostenere anche la cura reciproca tra persone, ad esempio se offre strumenti che aiutano a prevedere e organizzare, ma senza esautorare la libertà e il giudizio dell’essere umano, soggetto delle relazioni e responsabile delle decisioni.”
Papa Leone XIV “ Magnifica Humanitas”

1.Premessa

La prima Lettera enciclica di Leone XIV “ Magnifica Humanitas “ è un documento che è necessario che venga letto e condiviso non soltanto dal mondo dei credenti per cui le parole del Pontefice costituiscono un significato quasi vincolante per affrontare le problematiche dei progressi tecnologici sempre più incalzanti della nostra Società, con particolare riferimento all’introduzione ed alla utilizzazione dell’I.A., ma per lo spessore culturale e l’importanza delle affermazioni che rivelano, ancora una volta, il pericolo di una rivoluzione digitale che può approfondire quei processi  di disumanizzazione che stanno caratterizzando il  Mondo contemporaneo.

Il Papa non è “un apocalittico”(1), per richiamare il famoso testo di Umberto Eco sui mass media, in quanto ritiene l’utilizzazione dell’I.A. un “aiuto prezioso”(2), ma “che allo stesso tempo, richieda un approccio sobrio e vigile “(3). Per certi aspetti richiama la frase di uno dei più grandi informatici dei nostri tempi, Seymour Papert, che affermava: “Ogni cambiamento culturale ha inevitabilmente il suo corteo di scettici. È una reazione scontata e prevedibile. Ma è una sciocca perdita di tempo discutere se un cambiamento sia giusto o sbagliato, perché quando è già in corso è soprattutto una cosa: irreversibile.”(4)

La parte riferita all’I.A. include un breve excursus relativo alle preoccupazioni che da tempo hanno animato la Dottrina della Chiesa rispetto al progresso scientifico e tecnologico con particolare riferimento agli ultimi Documenti, quello di Paolo VI e di Papa Francesco. Il primo affermava che: “progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo”.(5)

Papa Francesco “nell’Enciclica Laudato si’ denunciava la crescente affermazione di un paradigma tecnocratico nel mondo globalizzato Così appare con più evidenza che la tecnica non è un semplice strumento”. (6) Voci inascoltate?

Le loro affermazioni restano, comunque, a supporto della Lettera Enciclica di Leone XIV che affronta la problematica dell’utilizzazione dell’I.A., compilando un vero e proprio manifesto dei punti deboli di tale procedura, sui quali tutti, credenti e laici, dovremmo intraprendere una profonda riflessione.

  1. Il ruolo della Scuola

L’enciclica dovrebbe essere diffusa e discussa in modo particolare nel mondo della Scuola, non per finalizzarla ad un uso clericale d’imposizione di “vedute” poco coerenti con l’impostazione laica della Scuola Italiana (occorre, ancora una volta, sottolinearlo) ma per i suoi contenuti validi anche per il mondo secolare.

La Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV tocca corde profonde e urgenti, offrendo al mondo della scuola una bussola etica ed educativa fondamentale per navigare l’era dell’intelligenza artificiale e della rivoluzione digitale.

L’importanza di questo documento per studenti e insegnanti risiede innanzitutto nel forte richiamo alla centralità della persona. In un momento storico in cui i sistemi tecnologici rischiano di ridurre l’individuo a un insieme di dati, a prestazioni ottimizzabili o a meri indici di efficienza, l’enciclica ricorda che la scuola deve rimanere il luogo in cui si custodisce l’umanità in tutti suoi aspetti, ponendo il progresso tecnico al servizio della dignità umana e non viceversa.

Il testo lancia poi una vera e propria sfida pedagogica e intellettuale che spinge a ripensare i ritmi dell’apprendimento. Di fronte alla velocità travolgente delle tecnologie digitali, il Papa suggerisce che le istituzioni scolastiche non debbano inseguire ciecamente l’istantaneità della rete, ma siano chiamate a difendere uno spazio di “igiene dell’attenzione”(7), fatto di silenzio, lettura, studio approfondito e confronto ponderato, elementi senza i quali la libertà interiore dei giovani rischia di essere compromessa.

Allo stesso tempo, l’enciclica riconosce alla scuola il ruolo insostituibile di presidio contro l’isolamento e la mercificazione. Ciò che il digitale da solo non potrà mai dare, e che la scuola ha il dovere di offrire, è il valore del tempo condiviso e di relazioni interpersonali calde, stabili e affidabili. Diventa, quindi, prioritario educare gli studenti a un uso critico e consapevole dell’intelligenza artificiale, smascherandone le potenziali opacità e discriminazioni algoritmiche, per formare cittadini capaci di abitare la modernità senza subire il controllo sociale delle nuove piattaforme.

L’enciclica sottolinea che i Sistemi di formazione sono chiamati a sostenere una grande sfida  pedagogica in quanto “ faticano ad aggiornarsi al ritmo dei cambiamenti e a sostenere una crescita integrale degli studenti”(8) . L’incalzante progresso tecnologico, di cui i software generativi rappresentano una rapidissima e, per certi aspetti, inimmaginabile dimostrazione, rende obsoleti i curricoli scolastici, per cui è improcrastinabile un’azione di formazione rivolta ai dirigenti, ai docenti e a tutta l’organizzazione. “È necessario sostenere la formazione continua dei docenti lungo tutto l’arco della vita professionale, perché sappiano dialogare in modo positivo con le nuove tecnologie, aiutando gli studenti a farne un uso responsabile, critico e creativo e a non subirne passivamente l’influsso”. (9)

A commento di queste riflessioni mi pare più che tempestiva la serie di provvedimenti che il MIM ha emanato con il D.M. n. 166 del 9 agosto 2025 con le allegate Linee-guida per l’introduzione dell’I.A. nelle scuole e l’Avviso del Ministero n.73226 degli scorsi mesi per la formazione dei docenti e per la realizzazione di laboratori sulla suddetta tecnologia. 

Un ulteriore contributo alla definizione delle competenze digitali può derivare dall’esame della versione italiana del DigComp3.0, pubblicata nel mese di marzo di quest’anno.

Il Documento del Papa, inoltre, si rivolge direttamente alla comunità educante invitando i docenti a superare moralismi preconfezionati e ad essere guide credibili, capaci di valorizzare i ragazzi accogliendo anche i loro limiti, in un percorso orientato alla ricerca comunitaria della verità e della giustizia sociale.

3.I punti di attenzione

Oltre alle riflessioni sul ruolo della scuola, sono numerose le sollecitazioni che il Papa promuove nel resto del Documento riferito all’I.A., frutto di riflessioni che vengono dal mondo culturale, da quello specifico degli studi di psicologia e di sociologia.

“La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità.” (10)

Per quanto riguarda gli aspetti psicologici, numerosi Autori hanno segnalato che un’esposizione precoce e non mediata dai genitori ai supporti informatici e ai social media possa incidere sfavorevolmente sulla crescita dei ragazzi sia dal punto di vista della psiche sia da quello più strettamente fisico.

Manfred Spitzer, un neuropsichiatra tedesco, nel suo famoso saggio “Solitudine digitale” con un efficace sottotitolo “Disadattati, isolati, capaci solo di una vita virtuale” evidenziava che le tecnologie digitali possono (direttamente o indirettamente) provocare nuove malattie o contribuire al manifestarsi di malattie già presenti.” (11)

Susan Greenfield, nel testo “Mind Change- Cambiamento mentale”, utilizza questa formula come un’utile metafora per descrivere le nuove menti umane, ovvero i nostri ambienti interni, oggi alterate in maniera spericolata dalle tecnologie digitali.

Il libro è una riflessione importante e scientificamente argomentata della posizione di numerosi esperti del settore delle neuroscienze. (12)

Dalle recenti indagini effettuate da numerosi centri di ricerca anche l’I.A. non si sottrae a questi pericoli di disumanizzazione, anzi spesso viene ritenuta dai suoi fruitori un “amico” affidabile a cui confidare problemi e difficoltà relazionali. Dall’indagine di Save the Children in collaborazione con CSA Research sul rapporto degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni con l’Intelligenza Artificiale in Italia, il 41,8% degli adolescenti intervistati ha chiesto aiuto in momenti in cui si sentivano soli / tristi / ansiosi mentre il 42,3%, ha chiesto consigli su scelte importanti da fare relativamente a relazioni, a sentimenti, al percorso  scolastico  o lavorativo da intraprendere.“ (13)L’imitazione artificiale di una comunicazione umana positiva – parole di consiglio, di empatia, di amicizia, di amore – può risultare gratificante e persino utile, ma in utenti poco consapevoli può trarre in inganno e illudere di essere in relazione con un autentico soggetto personale.”(14)

La Lettera Enciclica continua poi ricordando alcuni aspetti fondamentali dell’I.A., aspetti che dovrebbero essere messi a conoscenza dei suoi utilizzatori. La sua crescita esponenziale che, spesso, non consente di affermare delle conclusioni nette e definite, deve implicare che sia l’intelligenza umana a guidare le innovazioni tecniche e che gli Enti Internazionali possano intervenire su di essa stabilendo delle regole, come, ad esempio, sanciscono i più recenti documenti della Commissione europea.

L’altro aspetto che, per certi versi, è alquanto inquietante, è che il funzionamento di questa tecnologia, a detta di alcuni esperti d’informatica, è chiuso in una “black box”, di cui non si conoscono in pieno i meccanismi.

“Le moderne intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. (15)

Un riferimento importante è l’equivoco che nasce in tanti di mettere sullo stesso piano questa “intelligenza” con quella dell’Uomo. Molti, infatti, dimenticano che questo termine che venne coniato per la prima volta da un’equipe d’informatici in una proposta di workshop intitolata “A Proposal for the Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence”,3 inviata da John McCarthy del Dartmouth College, Marvin Minsky dell’Università di Harvard, Nathaniel Rochester da IBM e Claude Shannon dei Bell Telephone Laboratories  (16)alla Rockefeller Foundation,  aveva uno scopo eminentemente “immaginifico” per destare la curiosità dei finanziatori che avrebbero dovuto investire i fondi in quel progetto. Uno dei motivi pratici era proprio presentare il progetto in modo abbastanza nuovo, ambizioso e “vendibile” da attirare finanziamenti e ricercatori. McCarthy, infatti, stava cercando un supporto economico per i suoi studi.

Per giungere ai tempi nostri, un ulteriore contributo ad una definizione più “corretta” di I.A. è quello prospettata da Luciano Floridi che offre una rappresentazione nuova e sorprendente. Secondo l’eminente studioso questa tecnologia non va intesa come una forma di intelligenza, bensì come una nuova forma di “agency”(17). “Non pensa né comprende come un essere biologico, come un essere umano, ma è un insieme potentissimo di capacità computazionali in grado di agire nel mondo con efficacia e successo, senza però possedere alcuna intelligenza. Questa svolta concettuale ha conseguenze decisive. Solo distinguendo l’intelligenza dalla agency artificiale possiamo evitare errori di valutazione, orientare il progresso in modo responsabile e trovare risposte concrete ai problemi concettuali, etici, giuridici e politici che l’IA sta già creando”. (18)

Il software generativo, almeno per il momento, non è in grado di competere con l’intelligenza umana che è il “complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi. Essa è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza.”

Nella gestione personale l’utilizzazione dei software generativi presenta tre aspetti che ne hanno determinato una rapida diffusione: la semplicità di ottenere immagini e testi funzionali all’uso richiesto, una presunta oggettività e la simulazione di una comunicazione umana. Questi “cavalli di Troia” costituiscono, però, un pericolo che deve essere particolarmente segnalato, in quanto indeboliscono il giudizio personale e la creatività, riducendo le capacità logiche e relazionali soprattutto in quegli individui, come i ragazzi, in cui esse si sviluppano attraverso un contatto continuo con lo studio e l’applicazione concreta di competenze.

  1. Conclusione

Gli aspetti esaminati dalla Lettera Enciclica del Papa, oltre a quelli individuati in queste brevi righe, sono tanti altri ma quelli evidenziati possono costituire un importante punto di partenza per iniziare una riflessione più che doverosa sull’utilizzazione dell’I.A. nell’ambito della formazione. Bisogna innescare un percorso che, vista una certa difficoltà da parte dei gestori di sistemi relativi all’I.A. a regolamentare i loro prodotti secondo criteri etici e sociali, sia finalizzato a rendere  consapevoli tutti i soggetti impegnati nell’educazione delle nuove generazioni, dirigenti scolastici, docenti, istituzioni, genitori e gli stessi studenti, che l’I.A. debba essere utilizzato come  strumento per l’arricchimento delle proprie competenze e capacità ma, nello stesso tempo, segnali i pericoli dell’impiego di questa tecnologia.


  


(1) Umberto Eco, Apocalittici e integrati. Comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa, Milano, Bompiani, 1964.
(2) Papa Leone XIV, Lettera enciclica Magnifica Humanitas, 2026
(3) ibidem
(4) Papert, Intervista, Collegatevi alla rete..
(5) 
Paolo VI,Discorso in occasione del XXV anniversario della FAO (16 novembre 1970)

(6) Papa Leone XIV, Lettera enciclica Magnifica Humanitas, 2026
(7) Papa Leone XIV, Lettera enciclica Magnifica Humanitas, 2026
(8) ibidem
(9) ibidem
(10) ibidem
(11) M. Spitzer, Solitudine digitale. Disadattati, isolati, capaci solo di una vita virtuale? Milano, Corbaccio, 2016
(12) Greenfield, Mind Change-Cambiamento mentale, Roma Giovanni Fioriti Editore,2016
(13)Indagine di Save the Children in collaborazione di CSA Research sul rapporto degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni con l’Intelligenza Artificiale in Italia, 2025
(14) Papa Leone XIV, Lettera enciclica Magnifica Humanitas, 2026
(15) ibide
(16) A proposal for the Dartmouth summer research project on artificial intelligence, Stanford.edu, 31 agosto 1955
(17) L. Floridi, La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale, Milano Mondadori, 2025
(18) Tratto dalla presentazione del libro: L. Floridi, La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale, Milano, Mondadori, 2025, IBS, 2025
(19) https://www.treccani.it/vocabolario/ 

Copyright © 2014. All rights reserved.

Precedente Intelligenze per il futuro: apprendere per pensare/pensare per apprendere

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DIRIGENTI SCOLASTICI

c/o Liceo Classico Statale "Ennio Quirino Visconti" Piazza del collegio Romano n. 4 00186 ROMA - P.IVA 02917050649

Credits Andis 2026- Dominio posta e portalegestiti dal Registrar mnssrl.it - Natale Borriello