Il nuovo DigComp3.0 e l’Intelligenza Artificiale

di Mario Di Maio

“Bisogna imparare a navigare in un oceano di incertezze fra alcuni arcipelaghi di certezze”
(E. Morin)

1.Premessa

Viviamo in una società in cui il digitale è presente in ogni aspetto della vita quotidiana: studiamo online, lavoriamo con computer e piattaforme digitali, comunichiamo attraverso social network, utilizziamo servizi digitali della pubblica amministrazione e sempre più spesso interagiamo con sistemi di intelligenza artificiale. In questo contesto, non è più sufficiente saper usare un computer o uno smartphone, ma è necessario possedere vere e proprie competenze digitali, cioè la capacità di utilizzare le tecnologie in modo consapevole, critico, creativo e sicuro.

Alla fine del 2025 è stato presentato il nuovo DigComp3.0, sviluppato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea, soprattutto per adeguare l’importante framework precedente (il DigComp2.0), che non comprendeva, a causa del periodo in cui fu formulato, le più recenti innovazioni tecnologiche introdotte negli ultimi tempi con particolare riferimento all’A.I. (Artificial Intelligence), e alle sue ricadute su sicurezza e su disinformazione. 

Il Documento era disponibile nella versione inglese; a marzo il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, nell’ambito del programma “Repubblica Digitale”, ha compilato la traduzione italiana in modo tale che esso potesse essere più fruibile nel rispetto, comunque, dell’impaginazione del formato originale.

Il DigComp (Digital Competence Framework) è il quadro europeo delle competenze digitali sviluppato dalla Commissione Europea per definire quali conoscenze, abilità e atteggiamenti sono necessari per essere cittadini digitalmente competenti. Il framework nasce nel 2013 e nel tempo è stato aggiornato più volte per adattarsi all’evoluzione delle tecnologie digitali e della società. Si rileva, anche per fare un confronto con uno degli ultimi Documenti ministeriali, con particolare riferimento alle Nuove Indicazioni per il Curricolo del 2025, che anche nel nuovo impianto le competenze continuano a essere definite come l’insieme di conoscenze, abilità ed atteggiamenti necessari ad affrontare un problema concreto, senza privilegiare le nozioni come elemento fondamentale dell’apprendimento.

“Il DigComp3.0 descrive le conoscenze, le abilità e gli atteggiamenti necessari per essere digitalmente competenti nella vita quotidiana, nella partecipazione alla società, nel lavoro e nell’apprendimento, e può essere utilizzato sia per i bambini che per gli adulti.”[1]

Il DigComp è utilizzato in tutta Europa come riferimento sia per i contesti educativi, come scuole ed università, sia per le pubbliche amministrazioni, sia per le aziende, sia per i cittadini in generale. Il suo obiettivo principale è quello di fornire un linguaggio comune per descrivere le competenze digitali e aiutare cittadini, studenti e lavoratori a svilupparle.

Possiamo immaginare questo Documento come una bussola per orientarsi nel grande oceano digitale, un po’ parafrasando la frase di Morin indicata in esergo.
Il mondo digitale è come un mare enorme pieno di opportunità, informazioni, strumenti e possibilità ma anche di rischi, di disinformazione, di pericoli informatici e dell’uso scorretto delle tecnologie. Senza strumenti adeguati, una persona rischia di perdersi, di non saper distinguere tra informazioni vere e false, di usare male la tecnologia o di subirne le conseguenze negative.

Il DigComp3.0, come una bussola, non ci dice dove andare, ma ci dà la direzione per navigare in modo consapevole nel mondo digitale. Le sue cinque aree di competenza possono essere viste come i punti cardinali.

  1. Struttura del DigComp

La struttura del DigComp3.0 non cambia rispetto alle versioni precedenti, ma vengono aggiornati contenuti e competenze rispetto alle 5 aree indicate nel precedente Documento.

Esse sono:

  1. Alfabetizzazione su informazioni e dati
  2. Comunicazione e collaborazione
  3. Creazione di contenuti digitali
  4. Sicurezza
  5. Problem solving

Queste aree comprendono 21 competenze digitali che descrivono cosa una persona deve saper fare con le tecnologie informatiche.

La prima Area comprende la capacità di ricercare informazioni online, di valutarne le fonti e di gestire dati e contenuti digitali. In modo particolare fa riferimento a quelle strategie necessarie da mettere in campo per riconoscere fake news e disinformazione.

Per quanto riguarda la seconda Area, un interesse particolare viene rivolto alla gestione dell’identità digitale, una problematica sempre più complessa nell’ambito dei social media. La terza Area è relativa alla creazione di documenti, immagini e video.

La quarta riguarda la sicurezza informatica e il benessere digitale. 

La quinta Area pone l’accento sulle competenze relative alla scelta di strumenti digitali adeguati anche per sviluppare efficaci processi di innovazione e promuovere la creatività digitale.[2] 

Il DigComp3.0 rappresenta un aggiornamento importante perché oltre a tener conto della diffusione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi digitali avanzati, integra questa tecnologia in tutte le competenze digitali in modo trasversale, senza farne un’area specifica. La rilevanza di tale costrutto è quella che essere competenti digitalmente significa anche saper usare, capire e valutare l’IA.

Si sottolineano, infatti, i rischi che possono derivare da una sua utilizzazione superficiale e acritica come la disinformazione, la diffusione di deepfake, la perdita di privacy e un uso non etico dei dati.

Per questi motivi il DigComp3.0 introduce competenze specifiche legate all’uso consapevole dell’intelligenza artificiale. Una persona competente digitalmente deve comprendere cos’è l’intelligenza artificiale e come funziona. Deve saperla utilizzare in modo consapevole, conoscendone rischi e limiti.

La conoscenza del framework s’integra in modo efficace con il D.M. n. 166 del 9 agosto 2025 e con l’allegato delle Linee-guida, con i quali il MIM ha fornito un quadro nazionale per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale (o A.I.) nelle scuole italiane. Le Linee guida vogliono essere un riferimento normativo e valoriale per scuole, dirigenti, docenti, e studenti, definendo principi, requisiti e, in modo molto limitato, strategie d’intervento. Costituiscono un Documento importante, perché la diffusione delle tecnologie di I.A. (applicazioni generative, sistemi di tutoraggio intelligente, analisi dei dati) solleva questioni complesse relative all’etica, alla privacy, all’equità nei riguardi degli utenti e alle competenze digitali, problematiche sollevate anche nel DigComp3.0.

Esso è molto importante per la Scuola perché definisce in modo concreto le competenze che gli studenti dovranno acquisire relativamente a questa nuova tecnologia.

Essi potranno usare l’IA per studiare ma, nello stesso tempo, dovranno essere guidati a imparare a fare domande corrette attraverso i prompt ed approcciarsi ad un suo uso critico attraverso una verifica attenta degli output di risposta.

L’obiettivo non è vietare l’intelligenza artificiale, ma insegnare a usarla in modo consapevole.

La versione aggiornata continua, però, a presentare alcune difficoltà nella sua utilizzazione, punti deboli già presenti nel precedente schema.

L’utilizzo del framework DigComp3.0 continua a comportare, come nella precedente edizione, alcune difficoltà o sfide, specialmente per coloro che cercano di implementarlo o di valutare le competenze digitali.

Esso potrebbe sembrare complesso per alcune persone, in particolare per coloro che non hanno una formazione tecnica o una conoscenza approfondita delle competenze digitali. La comprensione delle diverse categorie, sottocategorie e livelli di competenza può essere un ostacolo.

Un altro punto è l’adattamento ai contesti specifici in quanto il framework è abbastanza generico e potrebbe non adattarsi perfettamente a tutti i contesti o settori. Bisogna adeguarlo alle esigenze specifiche di un’organizzazione o di un programma di formazione e questa azione può richiedere tempo e sforzo.

Per quanto riguarda un aspetto specifico relativo alle Scuole, quello della valutazione delle competenze digitali, questa operazione può presentare una certa difficoltà. Determinare come misurare con precisione il livello di competenza di un individuo in ciascuna categoria richiede un’attenta pianificazione e l’uso di strumenti adeguati.

Per quanto riguarda i docenti potrebbero opporre una certa resistenza al cambiamento, con una scarsa disposizione ad impegnarsi nello sviluppo delle competenze digitali indicate dal framework.

Per superare queste difficoltà, potrebbe essere necessario fornire una formazione adeguata con delle risorse finanziarie, provvedere a un supporto e adattare il framework alle specifiche esigenze dell’organizzazione scolastica. E’, comunque, importante incoraggiare l’adozione delle competenze digitali e promuovere la consapevolezza dei benefici che esse possono offrire.

Nonostante questi inconvenienti, il framework DigComp3.0 svolge un ruolo importante nel promuovere le competenze digitali in Europa e può contribuire a preparare i docenti e gli studenti per un futuro sempre più orientato alla tecnologia

  1. Conclusione

Il DigComp3.0 rappresenta oggi uno dei principali riferimenti europei per le competenze digitali e mostra chiaramente come esse non costituiscono più soltanto una perizia tecnica, ma una competenza culturale, sociale e professionale. Non si tratta semplicemente di saper usare un programma o un dispositivo, ma di saper vivere in una società digitale in modo consapevole, responsabile e critico.

Se nella premessa abbiamo paragonato il DigComp a una bussola, che ci consente di

“navigare” nell’oceano del digitale, esso può essere visto come una palestra.
In una palestra non si va solo per imparare un movimento, ma per allenare il corpo nel tempo, sviluppare forza, resistenza, coordinazione e consapevolezza. Allo stesso modo, il framework non serve solo a imparare singole abilità digitali, ma ad allenare nel tempo le competenze digitali del cittadino.

Con l’introduzione dell’intelligenza artificiale, questa palestra diventa ancora più importante, perché le persone non devono solo usare strumenti digitali, ma imparare a lavorare con l’ausilio delle “macchine intelligenti”, verificare le informazioni prodotte dall’IA, proteggere i dati e utilizzare queste tecnologie in modo etico.

Il DigComp3.0 quindi non forma solo utenti digitali, ma cittadini digitali consapevoli, capaci di comprendere le tecnologie, di usarle in modo responsabile, di adattarsi ai cambiamenti, d’imparare continuamente e di collaborare con altre persone e con sistemi di intelligenza artificiale.

In conclusione, il DigComp3.0 può essere visto come una bussola che indirizza e una palestra che forma: orienta le persone nel mondo digitale e allo stesso tempo sviluppa le competenze necessarie per vivere, studiare e lavorare nella società del futuro.
Non rappresenta solo un insieme di competenze tecniche, ma un vero e proprio modello educativo per il cittadino del XXI secolo, in cui la tecnologia non sostituisce l’uomo, ma diventa uno strumento che deve essere compreso e verso il quale il controllo umano, il pensiero critico e la responsabilità etica devono continuare a costituire gli “ orizzonti di senso” dell’agire delle persone.

Mario Di Maio

[1] DigComp 3.0, Quadro Europeo delle Competenze Digitali, Quinta edizione,

TRADUZIONE IN ITALIANO Versione 1.0 marzo 2026

[2] ibidem, DigComp 3.0, Quadro Europeo delle Competenze Digitali.

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